giovedì 20 giugno 2013

L’isteria pregiudiziale degli amici repubblicani



L’isteria pregiudiziale degli amici repubblicani

Scorrendo i vari articoli e commenti ondine sui maggiori quotidiani italiani di questi giorni, abbiamo scelto di commentare una lettera di un lettore al Direttore di Avvenire. La lettera molto garbata del Sig. Cipriani, fa una serie di considerazioni partendo da una necessità sentita proprio dalla politica e dalle istituzioni di questo Paese. Parliamo di riforme istituzionali.

Nulla di nuovo o di particolare da attirare il nostro interesse, se non fosse per la risposta del Direttore Marco Tarquinio. Risposta che si presta ad una triste considerazione sull’avvenire della nostra Patria.
Ora, una persona può anche essere repubblicana convinta, pur dopo le vergogne e gli scandali vissuti, non solo nella nostra repubblica in questi anni, ma anche di tante altre, più o meno blasonate dell’Italia stessa, è giusto e possiamo capirlo, ma che un Direttore di un importante quotidiano a tiratura nazionale, possa, in una risposta data ad un lettore, cadere nell’isteria della più cieca demagogia repubblicana a prescindere, ci lascia basiti.


Di seguito Lettera e Risposta – Rubrica “Il direttore risponde”

Tratto da Avvenire del 13 giugno 2013

Gentile direttore,
si parla da tanto di riforme istituzionali. Ora si vorrebbe introdurre la Repubblica presidenziale o semi presidenziale. Ma già si dice che occorrerà aumentare i contropoteri di garanzia, come quello della Corte Costituzionale.
Io ritengo che la Repubblica sia un guaio per l’Italia e quella presidenziale sarebbe la rovina. Con la faziosità che molti connazionali hanno, che caos avremmo con un  presidente eletto col 51% dei voti? E se fosse il mitico/famigerato Berlusconi, s’immagina lei le piazze italiane? Arriveremmo ai disordini della Turchia di oggi, una prospettiva che non mi pare possibile. Ritengo che occorra quindi seriamente riprendere in considerazione l’idea di una Monarchia con un primo ministro forte, all’inglese. Il primo ministro assicurerebbe la governabilità, il re la certezza dei diritti per tutti i movimenti politici, l’estraneità dell’amministrazione dello Stato (magistratura, Forze armate, burocrazia) dalle contese partitiche. Non la panacea d’ogni male, ma una maggiore garanzia per i cittadini, liberati dallo strapotere dei partiti. Che ne pensa?

Carlo Cetteo Cipriani

Risposta :

«Ci serve un re». Proprio no
Che ne penso dell’idea di restaurare la Monarchia, gentile signor Cetteo Cipriani? Viva la Repubblica! Viva sempre la Repubblica, alla base della quale c’è la «sovranità» del popolo e non di altri signori... Ovviamente rispetto la storia, le tradizioni e le culture di nazioni diverse dalla nostra, ma sul punto non ho il minimo dubbio: in Italia, indietro non si torna. Le risparmio discorsi complicati e resto, volutamente, terra terra, riferendomi a qualcosa che è nell’esperienza di tutti. Se proprio dobbiamo ritrovarci con qualcuno di sbagliato al vertice delle nostre istituzioni di governo e/o di garanzia, meglio che a sbagliare siamo sempre e comunque noi, i cittadini, e coloro che – secondo la legge – democraticamente ci rappresentano nelle Istituzioni e democraticamente debbono renderci conto delle loro scelte e dei loro atti. Mi permetto, poi, di definire un pò curiosa l’idea che lo «strapotere dei partiti» si possa limitare affidandoci a un "sire". E, infine, gentile lettore, come non considerare che in regime repubblicano c’è anche il non piccolo vantaggio che per "mandare a casa" chi ci ha rappresentato o governato male basta usare l’arma del voto, senza dover fare una rivoluzione per tirarlo giù dal trono…

Marco Tarquinio


Il nostro commento, non vuole essere “la difesa” di un amico monarchico perché ci è simpatico o perché ha scritto ciò che vogliamo leggere come monarchici. Al contrario, vuole essere una ulteriore possibilità di aprire un dialogo per comprendere le ragioni di una crisi politica ed istituzionale che esiste, è presente oggi, nel 2013.
Non siamo più solo noi monarchici a denunciarla!
Leggendo la ridicola risposta del Sig. Tarquinio, si prova il desiderio ardente di bucare la nebbia che viene continuamente sparsa attorno al “problema” repubblica, così come si sente il desiderio fortissimo di abbattere i muri che vengono continuamente eretti intorno ad una opzione istituzionale, che all’estero ha quasi ovunque pari dignità, mentre in Italia non può quasi neppure essere prospettata senza essere derisi.

Il Direttore di un giornale, …anche un giornale piccino piccino, non ha il diritto di scrivere una risposta ad un lettore abbaiando in apertura della stessa “Viva la Repubblica! Viva sempre la Repubblica…” come se si trovasse allo stadio! Il Direttore di un giornale, ha il compito di informare i lettori e non di confonderli o intontirli urlando slogan. Ha il dovere (se richiesto) di rispondere argomentando un’idea, una proposta, un fatto. Questo ha il compito di fare per i lettori e in seconda battuta per la sua stessa dignità e professionalità.

Il Sig. Direttore in questione invece, ha apostrofato il lettore con una affermazione autoritaria che non ammette diverso pensiero; “indietro non si torna” ha scritto, ricordando poi una serie di luoghi comuni quali la sovranità che appartiene al popolo, e quella ancora più oscena… che se un presidente eletto non ci piace lo si può mandare a casa senza fare una rivoluzione.
Visto che per il Sig. Direttore appare “un pò curiosa l’idea che lo «strapotere dei partiti» si possa limitare affidandoci a un "sire"” come scrive lui, ci piacerebbe sapere come si può fare in questa repubblica dal momento che con l’attuale sistema non si sia riuscito a fare questo miracolo in 67 anni!

Alla risposta del Sig. Direttore manca soltanto uno slogan per essere completa; l’idea ormai tramontata definitivamente - questa in modo cero ormai - che le monarchie costano più delle repubbliche!
Se non ci fosse da piangere in questo Paese, si potrebbe ridere a lungo di questa risposta Sig. Direttore!
Possiamo sperare di sollevare la Patria dall’attuale crisi generale con simili “uomini” ?

Alberto Conterio