mercoledì 4 maggio 2011

Kate e William sposi, ...il commento !

Kate e William sposi, ...il commento !
L'auto ironia dei Windsor

di Natalia Aspesi
30 aprile 2011

E se la monarchia fosse addirittura meglio? Forse, chissà, perché no, certo dipende dalla monarchia. E se il suo potere solo apparente nel Regno Unito, finisse per dar lustro anche alla politica? Ieri per il matrimonio di un bel giovanotto che dovrebbe in futuro diventare re, con una bellissima educata ricca ragazza estranea alla superba aristocrazia inglese, la vasta e spesso turbolenta famiglia dei Windsor ha messo in scena un grandioso spettacolo rassicurante, confortante, dominato dal rispetto della tradizione e della forma, dal legame con la storia di una intera nazione che al di là delle posizioni politiche, si ritrova unita nello splendore forse arcaico ma gentile e capace di autoironia di una cerimonia d'amore regale.


Il culmine di simpatia per l'arrivo della sposa ridente e del suo voluminoso abito, accompagnata dal padre in tight e mughetto all'occhiello, e per lo strepitoso sedere della damigella Pippa, chiuso in un abito bianco da sirena, si è avuto, qui in Italia, quando una televisione bizzarra ha chiamato a commentare le nozze principesche nientemeno che Fabio Briatore, che spaparanzato su un divano, camicia sbottonata sulla carne abbondante, orologio di plastica verde ramarro al polso, ha detto la sua, negativa ovvio, rievocando le meraviglie del suo matrimonio: e questa intrusione inutile ha purtroppo evocato l'immagine di un paese maleducato, che ha un premier che racconta barzellette e l'erede di una monarchia per sempre giubilata che sgambetta in televisione e che si è abituato alla sciatteria e al disordine. Là a Londra, un milione di persone, in attesa anche da due notti, a riempire le strade, a benedire la loro Inghilterra unita dalla pompa, dalla solennità e dai costumi che solo una vecchia monarchia può non rendere ridicoli, con bandierine e facce dipinte tricolori, gridando ossessivamente e probabilmente vedendo niente.

Forse due miliardi di appassionati si sono collegati da tutto il mondo con la televisione, si spera con commentatori (da noi esperti di case regnanti, di moda, di galateo, "gossippari") meno confusi dei nostri, che ad ogni cappellino di gran dama perdevano la testa e davano lezioni di bon ton, per esempio alla molto carina Victoria Beckham, subito criticata per essere vestita di nero, che invece era blu («ma troppo scuro»), in attesa del quarto figlio, con un carinissimo cappellino appeso sulla fronte e un marito in tight e onorificenza regale, magnifico. Una spaesata ha persino criticato la regina, che si veste quasi sempre di giallo, appunto per essersi vestita di giallo, «alla sua età». Si sa che molta gente si è lamentata dell'importanza data dai media al matrimonio di William e Kate, dalla lunghezza del collegamento televisivo, dall'eccesso di trionfalismo, in tempi di guerre, difficoltà economiche, confusione politica, insicurezza, paura. Però molto più tempo sarà dedicato alla beatificazione di papa Wojitila, e anche lì qualcuno brontolerà. Come si sa, basta spegnere.

In ogni caso, bastava guardare al lungo, ricco, armonioso spettacolo come a un bel film girato da un regista di grande esperienza scenografica, a una versione aggiornata dei tanti film storici, a un proseguimento felice e sontuoso di "Il discorso del re". Colonna sonora imponente, 1900 comparse nell'austera Westminster, belli e brutti, giovani e vecchi, toccati da un'antica indistruttibile eleganza di modi, del tutto sconosciuta ai nostri più invadenti vip politici e no, più qualche dispettosa, come le cugine Beatrice ed Eugenia, figlie del principe Andrea e della non invitata Sarah Ferguson, truccatissime e con cappellini indubbiamente troppo esotici persino per un paese famoso per le stravaganze che le grandi dame si mettono in testa per segnalare la loro appartenenza all'aristocrazia.

Invitati speciali Elton John e David Furnish regolarmente sposati e genitori entusiasti e forse per questo ingrassati, che i nostri vescovi certo non avrebbero accolto benevolmente in chiesa; decine di chierichetti canori in bianco e rosso, vescovi in oro a mucchi, monarchi vari in prima fila, una dozzina di bande musicali fuori e dentro la cattedrale in fastose divise militari, centinaia di guardie della regina in rosso col colbacco di pelo, altrettanti valletti in rosso e oro, un mare di cavalieri in rosso con elmo d'oro su cavalli neri e poi alla fine, il momento fiaba: la sfilata delle carrozze, quella scoperta con la felice coppia benedicente, tirata da quattro cavalli bianchi, quella di vetro della regina poco disponibile al saluto accanto al novantenne Filippo, tuttora maestoso, in divisa rossa carica di medaglie e molto benedicente, quella dei suoceri, contenente il principe Carlo in divisa militare nera, la sua seconda signora Camilla duchessa di Cornovaglia in grigio perla e i genitori di Catherine, molto signorili nella loro composta eleganza. E naturalmente criticati dai nostri esperti perché si sa il sangue blu non è acqua.

Perfetti i protagonisti, degni di Oscar: lo sposo in divisa rossa con fascia azzurra, che più principe non si può, la sposa in abito tradizionale di pizzo e seta (si pensa con cordoglio a quello da bambolona imposto alla povera Diana trent'anni fa), arrivata col viso coperto dal velo trattenuto dal diadema di diamanti, bella, disinvolta e conscia di recitare una parte importante per il mondo. Oltretutto William ha rivelato a noi tapini una voce sexissima nel ripetere le parole del rito matrimoniale, e Catherine gli ha lanciato sguardi d'intesa chissà di che, sposi fortunati: esperti labiali giurano che lui le ha detto ti amo, lei anch'io, insomma lo sceneggiatore non si è sforzato (altri esperti labiali sostengono che poi in carrozza, Carlo e Camilla se ne siano dette di tutti i colori, mah).

Tutto era troppo perfetto, studiato al secondo, in una coreografia sontuosamente nobile e tradizionale, per generare commozione, e soprattutto gli sposi avevano l'aria di divertirsi, come pure il fratello dello sposo e testimone Harry, un gigante ridente in divisa nera e un sacco di trecce d'oro, che sussurrava (forse porcherie?) al fratello (l'esperto labiale ha taciuto). Momento di corale partecipazione, più che l'attimo di suspense mentre lo sposo non riusciva a infilare l'anello nell'anulare della sposa, quando tutti gli invitati, il clero e William e Catherine hanno intonato "God save the queen": il principe Philip ha cantato la salvezza della sua regina appassionatamente, senza che il solito esperto labiale possa smentirlo: zitta ovvio la regina stessa, immobile e leggermente annoiata. Alla fine, non è che si vorrebbe avere tra i piedi un re o una regina, pure molti inglesi se ne lamentano anche se alla fine se li tengono. Ma dopo una gragnola di cattive notizie, e una sfilata continua nei telegiornali dei rappresentanti del nostro governo e parlamento repubblicano, con le loro battute sempre inappropriate, mai un tocco di eleganza o di fascino, si ha il diritto di pensare che lo spettacolo pacificante di queste nozze principesche è stato incantevole.

Tratto da : www.repubblica.it/